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Erminio Colnaghi

Erminio Colnaghi

Mairago (LO) 25 gennaio 1902 – 1939 - Rho (MI) 19 dicembre 1977

Sedicesimo figlio di una famiglia semplice e di antico stampo, visse la sua fanciullezza a Milano dove frequentò le scuole elementari ed in seguito quelle professionali dell'Umanitaria che curavano la specializzazione in arti grafiche degli operai addetti alla tipografia. Erminio lavorò in alcune aziende editrici milanesi, fu impiegato nel ruolo di disegnatore presso la Ricordi e nel 1945 inizia la sua collaborazione al "Giornale dei lavoratori", organo di informazione delle ACLI, per il quale fu segretario di redazione dal 1946 al 1976, suscitando tra gli operai della tipografia una profonda stima verso di lui.
Erminio non trascurò di approfondire lo studio della teologia anche attraverso la scuola di formazione cristiana di mons. Olgiati che in quel tempo (1919-1920) proponeva il tema di un famoso testo:"Il sillabario del cristianesimo" e la questione sociale. In seguito, nel 1931 e 1932, Erminio frequentò anche i corsi di filosofia e di teologia per i laici, presso l'Università cattolica di Milano.

Armando Oberti, definì Erminio « laico e mistico » e disse inoltre: «Anzitutto, mi ha sempre colpito la sua serenità interiore espressa da un abituale sorriso e da un'arguzia piacevole. Mi sembra di capire che tale serenità interiore era frutto di una particolare vita contemplativa che per lui significava … "conoscenza sperimentale delle profondità di Dio". Una contemplazione, peraltro, tutt'altro che 'spiritualista' poiché Erminio la vedeva connessa strettamente a un impegno secolare da vivere quotidianamente. Infatti, a lui appariva chiara 'la necessità per tutti ma specialmente per noi, di aumentare la preghiera sino ad arrivare alla contemplazione; aumentare non solo come qualità ma anche come tempo per la meditazione, così da porre la premessa per l'eventuale divino dono della contemplazione 'infusa' ». In questo atteggiamento di continua « presenza » davanti al Signore è radicata la mitezza di Erminio. Un segreto che si spalanca davanti ai fratelli in alcuni dei suoi scritti, tra cui una preghiera scritta per la festa di Cristo Re nel 1976. Dice fra l'altro questa preghiera: «Signore Iddio, l'uomo ha bisogno di te, vita della nostra vita, ti vogliamo donare al mondo, che senza di te è tanto infelice. Signore Iddio, infinitamente misericordioso, aiutaci a essere docili e attivi strumenti nelle tue mani. Signore Iddio, non guardare alle nostre mancanze ma guarda al desiderio, che ci hai posto in cuore, di amarti sopra ogni cosa». Per essere fedele alla sua vocazione, si era trasferito a Torino abbandonando le piccole sicurezze che si era costruito. Rientrato a Milano, dopo un certo periodo, aveva trovato ospitalità presso alcuni fratelli dell'Istituto che nel frattempo, avevano dato vita a una forma di convivenza. Ricordandolo Francesco B. disse: « In occasione di una visita del card. Schuster alle Acli si seppe della profonda conoscenza della Bibbia di Colnaghi: il cardinale allora si avvicinò e dopo avergli posto alcune domande volle sapere da lui quale frutto ne avesse ricavato. Erminio rispose: "Sono venuto a conoscere la insondabile corruzione e miseria dell'uomo; la sua forte inclinazione al male e impotenza al bene" Il cardinale ne fu colpito e soddisfatto, approvò il suo commento: forse Erminio aveva, inconsapevolmente, sintetizzato la sua grande maturità spirituale ». Una vita semplice, quella di Erminio, lineare, in pubblico egli cercava di scomparire perché amava il nascondimento, una vita che termina a « Casa Perini », un luogo che sembra destinato a ricevere gli ultimi « doni terreni » di tante anime benedette.

 

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